Perché più Europa? Perché solo attraverso l’Europa saremo in grado di affrontare le sfide chiave del nostro tempo. Per questo, ciò di cui oggi c’è bisogno sono forze mature e responsabili, capaci di mettere in atto questo ambizioso progetto. L’unione bancaria dei capitali è stata solo il primo passo. Cosa serve per andare oltre?

 

Per raggiungere l’obiettivo, sarà fondamentale intensificare l’Unione a livello politico, attraverso il rafforzamento del ruolo svolto dal Parlamento Europeo. Inoltre, tramite un Election Day unico, si eleggerà un ‘Presidente dell’Europa’ riunendo in un’unica carica le attuali presidenze del Consiglio europeo e della Commissione.  Bisognerà inoltre dotarsi di un esercito e di una politica estera comuni.

Per l’economia, serve una politica fiscale comune, ed una più organica gestione della politica economica comunitaria, attraverso la figura di un ministro dell’Economia europeo. Alla luce delle infinite possibilità offerte dall’economia 4.0 e dalla green economy, servirà inoltre sviluppare, finalmente, un mercato digitale comune, insieme con politiche energetiche comunitarie, che permettano all’Unione Europea di imporsi come figura di spicco nella lotta al cambiamento climatico.

Piu risorse per tutti, verso un’unione federale con chi ci sta

Offrire una visione europea per il futuro significa dedicarsi ad un processo ambizioso di riforma che miri a dotare l’Europa di ciò che le è necessario per rispondere alle esigenze dei cittadini e cosi essere protagonista sulla scena globale.

  1. UNIONE POLITICA: Rafforzamento della legittimità democratica della stessa Unione, delle sue istituzioni e del suo processo decisionale. Elezione diretta da parte dei cittadini di un Presidente dell’Europa, riunendo in un’unica carica le attuali presidenze del Consiglio europeo e della Commissione. È necessario aumentare il peso istituzionale del Parlamento europeo. Election day unico in Europa.
  2. UNIONE DI DIFESA E POLITICA ESTERA.
  3. UNIONE MONETARIA, BANCARIA E DEI CAPITALI: Sarà necessario andare oltre l’Unione bancaria e quella dei Capitali che, per quanto fondamentali, rappresentano soltanto alcuni dei “building blocks” di un progetto complessivo di riforma e completamento dell’Unione economica e monetaria. Il quale, per essere completato richiede:
  4. UNIONE FISCALE: Un processo di integrazione fiscale, che porti all’istituzione di una vera e propria Unione fiscale in seno all’Eurozona. E' fondamentale centralizzare la politica fiscale con un sostanziale e vincolante trasferimento di sovranità fiscale dal livello nazionale a quello europeo. Il bilancio comunitario dovrebbe essere rafforzato, aumentando risorse e materie di competenza, e creando quello che è già stato definito un bilancio federale light.
  5. UNIONE ECONOMICA: Integrazione delle politiche economiche, andando al di là di un mero coordinamento delle politiche nazionali. E' necessario un Ministro dell'economia europeo.
  6. UNIONE DELL'ENERGIA.
  7. UNIONE DIGITALE.
  8. L’esito finale di queste Unioni dovrebbe essere l’UNIONE FEDERALE. Solo così l’Europa avrà la capacità politica adeguata per competere con altre superpotenze ed a operare da protagonista sulla scena globale.


Ciò a vantaggio di tutti noi, perché garantirebbe più investimenti, più crescita, più lavoro di qualità per i nostri giovani.

Per avere più peso serve un’unica voce: Economie di scala e maggiore efficacia

Per avere più peso sullo scacchiere geopolitico internazionale, occorre che l’Europa si organizzi attorno politiche di difesa comuni, attraverso lo sviluppo e la pianificazione congiunta di equipaggiamenti militari.

Dal punto di vista strategico e istituzionale, occorrerà rafforzare i poteri del ministro degli esteri europeo, e finalizzare la Permanenti Structured Cooperation (PeSCo) – come previsto dai trattati di Lisbona – per dotare l’Unione di un baricentro strategico decisionale. In questo ambito, è vitale anche l’istituzionalizzazione del Consiglio Europeo di Difesa e la realizzazione di un quartier generale europeo per le operazioni militari UE, in aree come la Libia o i Balcani occidentali. Inoltre, una pianificazione congiunta a livello di European Defence Agency dell’acquisizione dei futuri equipaggiamenti militari, genererebbe economie di scala.

Il ultimo, saranno necessari programmi congiunti di sviluppo tecnologico e produzione di equipaggiamenti, per consolidare l’industria europea della difesa e rendere prioritari gli investimenti in un quadro Europeo.

Per andare verso una politica economica comune, è necessario il trasferimento della sovranità fiscale dal livello nazionale a quello europeo. Il bilancio comunitario dovrebbe essere rafforzato, aumentando le risorse e le materia di competenza, attraverso un vero e proprio bilancio federale light. In tal senso, la figura di un ministro delle finanze europeo è essenziale per andare oltre il semplice ’coordinamento’ delle politiche economiche nazionali, e ripensare il tutto in chiave organica e unitaria.

Riforma IRPEF e sistema agevolazioni fiscali: Ridurre l’IRPEF senza impattare sulle entrate è possibile. Senza andare sulla strada impraticabile della flat tax (che costerebbe almeno 70 miliardi di entrate fiscali), un calo delle aliquote puo essere parzialmente finanziato a un minore costo per lo Stato, se si rivede il regime di deduzione delle spese sanitarie, dei mutui e altre misure simili. Meno carico fiscale per il cittadino e meno costi per lo stato. Viceversa, se non associata a un parallelo calo delle aliquote, ogni riduzione delle agevolazioni è destinata a rimanere poca cosa per le obiezioni dei contribuenti. L’unico modo per ridurre il peso fiscale è ammortizzarlo

L'attuale Fiscal Compact prevede che il disavanzo di bilancio non superi il 3% del PIL e il debito pubblico totale non oltrepassi il 60% del PIL annuo. Il rapporto debito / PIL (2017) è in media all'84,1% per l'UE 28 e al 89,7% per l'Area Euro a 19. Di conseguenza, è molto limitato l'ambito di flessibilità senza che si violi o devi dal Fiscal Compact. Se da un lato è importante aumentare la flessibilità fiscale per avviare investimenti in tutta Europa e per ridurre le disparità regionali, dall'altro lato, il concetto di base della disciplina fiscale non deve essere invalidato per non minare la stabilità dell'area Euro (il limite ai disavanzi tra gli stati è necessario perché, se eccessivi, possono compromettere la stabilità della zona Euro). Le soluzioni sono due:

Invece di aderire al rapporto del debito/PIL del 60%, si potrebbe dividere questa cifra in un "rapporto debito per consumo/PIL" del 30% e un "rapporto debito per investimenti/PIL" 40%. Ciò comporterebbe comunque un enorme sforzo di consolidamento per la maggior parte dei paesi europei, ma le misure di risparmio sarebbero destinate a ridurre il consumo pubblico e allo stesso tempo mantenere una certa flessibilità per gli investimenti pubblici. Con un "rapporto debito per investimenti/PIL" del 40%, la spesa governativa per investimenti potrebbe aumentare nell'ordine di circa €1.1 trillion per l'UE-28 e €950 miliardi per l'EU a 19. (Fonte Volker Brühl)

Un sistema di contabilità differenziata si potrebbe pensare anche per la regola del 3%.

UNIONE EUROPEA DELL’ENERGIA Più scelta, prezzi più bassi per consumatori e imprese L’Unione europea è il più grande importatore di energia al mondo per un valore di 400 miliardi di euro all’anno. La realizzazione dell’Unione dell’Energia non può prescindere dalla modernizzazione delle attuali infrastrutture, dalla piena integrazione dei mercati e dalla garanzia di un coordinamento dei prezzi nazionali. Dotare l’Ue di un mercato dell’energia finalmente unificato, è essenziale per diverse ragioni:
  • Competitività.
  • Tutela dell’ambiente.
  • Efficienza energetica
  • Crescente influenza geopolitica.


MERCATI COMPETITIVI E INTEGRATI NEI SERVIZI E NEL DIGITALE Procedere nel completamento del mercato unico digitale Solo il 7% delle piccole e medie imprese Europee vende oltre confine. Per fare fronte al problema, è necessario creare un mercato unico online, che potrebbe apportare, secondo una ricerca della commissione europea, 415 miliardi di euro all’anno all’economia dell’Ue.
GESTIRE I FLUSSI E RENDERLI FUNZIONALI ALLA CRESCITA Investimenti nei paesi di origine e inserimento intelligente in Europa

Per gestire un fenomeno complesso come la recente ondata di migrazione, bisogna agire su due fronti. Occorrono risposte dirette di breve periodo tanto quanto occorrono soluzioni strutturali di lungo periodo.

Soluzioni di breve periodo per il fenomeno migratorio includono una equa ripartizione degli oneri fra i 28 paesi membri per quanto riguarda accoglienza e ridistribuzione: questo si traduce in un diritto di asilo comune per tutti i 28 stati, nonché di una più equa e stringente politica di redistribuzione e reinsediamento dei rifugiati.

Per quanto riguarda il controllo e la gestione dei flussi, sono necessari accordi con i paesi di origine e transito, nonché la creazione di corridoi umanitari. Soprattutto, la creazione di una Guarda Costiera e di Confine Europea permetterebbe un più efficace controllo dei flussi, impedendo che si concentrino solo su zone specifiche, come l’Italia.

Per il lungo periodo, è di vitale importanza che l’UE agisca compatta attraverso piani di politica estera strategici ben definiti, per risolvere quei problemi strutturali che sono alla radice del problema. Sarà dunque fondamentale dotarsi di un corpo diplomatico europeo, che faccia capo a un quartier generale europeo. Inoltre, saranno cruciali gli investimenti nei paesi d’origine, per eliminare povertà e disagio sociale che per primi spingono le persone a lasciare il loro paese e mettersi in viaggio verso l’Europa.

Anche l’accoglienza necessita di misure strutturali e, in tal senso, sarà necessaria una gestione coordinata dell’accoglienza, che faciliti l’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro prevenendo un impatto negativo sulla sicurezza delle città europee. Tali misure avranno un impatto considerevole sulla stabilità economica del continente: allentando la pressione demografica e supportando la crescita.
L’Italia è il 114 paese al mondo per la domanda pubblica di prodotti tecnologicamente avanzati. Essi giocano un ruolo fondamentale nella fornitura di servizi pubblici, ma sono difficili da incentivare per via dell’alto rischio commerciale che comportano.

La domanda pubblica europea nei settori salute, energia, istruzione, trasporti e ambiente è quattro volte inferiore a quella degli USA.

L’orientamento della domanda pubblica attraverso la promozione di appalti pubblici per soluzioni innovative (PPI) aiuterebbe la modernizzazione del servizio pubblico in Italia.
"CHIEDICELO UNA SOLA VOLTA" LA PA E' UN SERVIZIO! I migliori benchmark europei per efficientare la pubblica amministrazione Il settore pubblico in Europa costituisce il 26% del PIL, mentre trasferimenti pubblici formano il 22% del PIL. Ispirandoci a esempi virtuosi in Europa (Portogallo, Francia, Regno Unito) nell’ambito della pubblica amministrazione, è possibile migliorare le prestazioni ed aumentare la produttività della PA nel nostro paese.

Nel Regno Unito è stata introdotto nel 2007 un approccio chiamato “chiedicelo una sola volta” che ha permesso di far risparmiare £192 milioni alla pubblica amministrazione e £68 milioni agli utenti. Ciò ha anche diminuito il numero di volte che una famiglia doveva contattare la PA in una determinata situazione da 44 a una sola. Questo è stato reso possibile da un sistema basato sullo snellimento e la semplificazione della burocrazia, anche tramite la digitalizzazione della stessa e la centralizzazione dei dati degli utenti.

Proprio per questo, efficaci politiche di incentivo al digitale, come partnership con i privati e alfabetizzazione digitale, sono fondamentali ai fini della riuscita di questo progetto.

MACRO-REGIONI E CITTA METROPOLITANE: SEMPLIFICARE E VALORIZZARE Riforma delle macro-regioni e delle città metropolitane

Cambiamenti nell’amministrazione pubblica territoriale, come le 9 città metropolitane introdotte con la legge Delrio (n.56/2014) e la proposta delle macroregioni, permettono di semplificare la pubblica amministrazione migliorandone le performance. Per mettere in piedi le 4 previste macroregioni occorrerebbe modificare l’art. 131 della Costituzione, nonché ripianificare le competenze legislative a livello nazionale, tenendo anche conto dei territori a statuto speciale.

Occorre ridurre gli apparati legislativi, al fine di riformare l’amministrazione territoriale. Questo, per il cittadino, si tradurrebbe in un crescente e positivo senso di partecipazione alla vita pubblica  e di appartenenza e vicinanza al territorio, nonché alle istituzioni rappresentanti.

In questo senso, le città metropolitane diventerebbero il soggetto più adatto per far sì che un’Unione europea federale possa impattare positivamente sul cittadino.
"UNICA PIATTAFORMA DIGITALE" Piattaforma big data Ue per trovare lavoro

L'idea è quella di creare una piattaforma comune per i cittadini dell'UE, dove trovare informazioni aggiornate su tutte le posizioni aperte (di lavoro e di tirocinio) sul mercato dell'UE, profili dei candidati, statistiche e previsioni per i posti di lavoro disponibili. Una Piattaforma Unica del Lavoro la "Single Digital Job Platform" diventerebbe la fonte aggregata di informazioni sui posti di lavoro, aumenterebbe l'integrazione dell'UE agevolando il movimento dei lavoratori tra i paesi; diminuirebbe la disoccupazione; offrirebbe una migliore corrispondenza tra chi cerca e chi offre lavoro. Diventerebbe un super ufficio di collocamento con agenzie dislocate nei vari paesi Ue che lavorerebbero con criteri di premialità per aumentarne la produttività.

La distinzione fondamentale rispetto a piattaforme già esistenti come Eures è quella di unire tutte le piattaforme di lavoro esistenti all'interno dell'UE (ad esempio, con l'aiuto di una tecnologia a ragno e i big data).
"DEBITO + EQUITY" Diminuire l'esposizione delle aziende europee al debito bancario

Le piccole e medie imprese (con meno di €50 milioni di vendite annue e un massimo di 250 impiegati) sono la spina dorsale dell’economia europea: sono più di 20 milioni e costituiscono 2/3 dell’occupazione totale. Tuttavia, la difficolta ad adattarsi all’economia globale, insieme con l’esposizione a prestiti e debiti bancari, ha generato non poche difficoltà negli ultimi anni. Quali sono le soluzioni?

Per eliminare la dipendenza dalle banche, l’idea è di creare una piattaforma di crowdfunding che metta in contatto aspiranti imprenditori non solo con possibili finanziatori e partners, ma anche con esperti in grado di fornire preziosa consulenza ed expertise, specialmente su questioni legali ed economiche.

Più in generale, è strategico diminuire l'esposizione delle aziende al debito bancario, favorendo l'ingresso nel capitale dei grandi player continentali, Fondi pensione e assicurativi.
COLLABORAZIONE UE TRA MONDO ACCADEMICO E PRIVATO Collaborazione scuola-aziende per formare i professionisti del domani

Per migliorare i percorsi dall’istruzione all’occupazione è necessario passare attraverso una maggiore definizione di quelli che sono le competenze attualmente richieste. Sarà fondamentale preparare una nuova classe di insegnanti, riformando i programmi didattici sulla base dei più virtuosi benchmark in Europa. Per farlo, sarà imprescindibile l’implementazione di una forte collaborazione sinergica a livello europeo tra mondo accademico e mondo privato. Questo faciliterebbe le aziende nella  creazione partecipata di corsi, che abbiamo una base di apprendimento pratico e diano ai giovani l’idea emotiva e concreta del mondo del lavoro.

LA CULTURA è UN PATRIMONIO DA CONDIVIDERE Incentivare i mecenati a investire di +

Per agevolare il PPP ( partenariato pubblico-privato), si dovrebbero incentivare i processi di concessione d'uso a soggetti privati di beni culturali immobili del demanio culturale dello Stato. Oggi in Italia l'affidamento a privati viene previsto per immobili che richiedono interventi di restauro e per i quali non viene corrisposto alcun canone. La finalità dell'intervento legislativo è quella di valorizzare immobili del demanio culturale attualmente non aperti alla pubblica fruizione, soprattutto con il coinvolgimento degli enti del terzo settore operanti nel campo dei beni e delle attività culturali. Dall'altra, attraverso la concessione in gestione del bene culturale, diventa anche possibile realizzare interventi di prevenzione, manutenzione e restauro del patrimonio, senza oneri per le finanze pubbliche. Tale processo andrebbe ampliato e allargato, creando bandi di concorso europei e consentendo a soggetti privati di investire sul patrimonio artistico e culturale dei paesi membri. I mecenati godrebbero inoltre di importanti sgravi fiscali, nonché di riconoscimenti pubblici per gli esempi di successo.
+ DONNE AL LAVORO SIGNIFICA + PIL Le migliori prassi europee per avere + donne al lavoro

Per raggiungere il traguardo della parità di genere, è importante agire (anche) sul mercato del lavoro, tramite incentivi e promozione delle pari opportunità, che permettano alle donne di relazionarsi col lavoro esattamente come gli uomini, e di ricoprire sempre più incarichi di prestigio che, fino a pochi anni fa, erano prerogativa degli uomini. Sul lavoro, occorrono stipendi più alti, crediti agevolati e meno oneri per le imprese che assumono donne. Per conciliare la vita privata con il lavoro, serve inoltre un’organizzazione più flessibile dei congedi (12 mesi per la madre e almeno 3 giorni per il padre), insieme con l’aumento dei congedi parentali per evitare che il tempo passato ad accudire i figli non resti non retribuito. Sempre in quest’ambito, è necessario aumentare il numero degli asili nido.

In ultima istanza, più donne al lavoro significa più PIL. Guardando all’esempio della Germania, se in Italia il livello di partecipazione delle donne al mercato del lavoro raggiungesse i numeri della Germania, il PIL italiano crescerebbe di 0,7 punti annui. Occorre spingere su una legge sulla parità di genere che incentivi le imprese ad assumere più donne e disincentivi atteggiamenti discriminatori e sessisti. La creazione di un’accademia per talenti femminili contribuirebbe ulteriormente a incentivare la partecipazione femminile al mercato del lavoro.
UNA SUPER PROCURA EUROPEA Cooperazione rafforzata non solo per frodi ma anche per terrorismo e criminalità

Una procura europea è già stata istituita dal Parlamento Europeo ed è prevista entrare in funzione fra il 2020 e il 2021, per indagare e perseguire reati contro il bilancio UE.

Tuttavia, esistono altre aree in cui questa procura potrebbe operare, in virtù dell’inadeguatezza degli stati singoli nel far fronte a fenomeni come il terrorismo ed il crimine organizzato. La proposta è quindi di rafforzare questa super procura ed estendere la sua area di competenza.

ACCELERARE I TEMPI DELLA GIUSTIZIA - LE MIGLIORI PRASSI EUROPEE Decongestionare i tribunali + Aumentare la produttività a parità di risorse

La lentezza della giustizia produce distorsioni e costi nell’economia. L’Italia ha l’opportunità di risalire dall’abisso del 108° posto del ranking del Doing Business 2017 sull’efficienza della giustizia a posizioni almeno vicine alla Francia o la Germania, rispettivamente al 18° e al 17° posto.

Per farlo, sarà primario decongestionare i tribunali, e Introdurre una nuova e seria disciplina della mediazione, secondo i metodi alternativi di risoluzione che nati nei paesi di Common law, sono oggi in forte espansione anche nei paesi di civil law, tra cui l’Italia, specie per le controversie di natura commerciale. La conciliazione, l’arbitrato e la mediazione consentono di non portare la controversia in un’aula di tribunale, con notevole assottigliamento di tempi e costi. Questo consentirebbe, tra l’altro, di disincentivare l’abuso processuale. Un’altra scelta vincente, pur garantendo la massima indipendenza della magistratura, sarebbe quella di valorizzare la performance dei giudici anche in termini di efficienza e produttività, in termini sia di remunerazione sia di responsabilità.
SISTEMA SANITARIO EUROPEO Per politiche sanitarie funzionali c’è bisogno di uno sforzo comunitario

In ambito sanitario, occorre non solo uniformare i modelli su scala europea, ma vanno anche uniformate, soprattutto, le modalità di finanziamento dei servizi. Il settore dell’assistenza sociale e sanitaria ha un impatto enorme sulle finanze pubbliche ma è, allo stesso modo, inevitabilmente vincolato ad investimenti statali. A meno che, tali investimenti non derivino dall’Unione Europea stessa.

Di conseguenza, gli effetti benefici di un integrazione sistematica a livello europeo possono mostrarsi anche in un settore delicato come quello della salute.